Galleria di immagini significative in occasione dei 50 anni del CEFA

Foto n.1. Realizzazione della linea elettrica alimentata da centrale idroelettrica in Tanzania, a Ikondo, nel distretto di Njombe: energia pulita e rinnovabile per favorire lo sviluppo di un’area rurale marginale di grande povertà, che grazie al progetto di sviluppo integrale del CEFA ha migliorato le condizioni socio-sanitarie del villaggio, combattuto la denutrizione, ha aumentato il reddito agricolo delle famiglie, favorito lo sviluppo di attività artigianali, diffuso scuole per l’infanzia ed elevato il livello della scuola primaria.

Foto n.2. Volontari italiani insieme a protagonisti locali del progetto di Kiirua, nel Meru, in Kenya: un acquedotto che per caduta naturale dell’acqua, captata sul monte Kenya, ha portato questo bene prezioso ad una vasta popolazione di 14 villaggi diversi. Progetto di grande valore, che oggi cammina totalmente con le proprie gambe. Esempio importante della possibilità concreta di auto sostenibilità della popolazione locale, progetto giunto oggi al suo 25° anno di vita.

Foto n.3. Bologna, 25 ottobre 2010: il fondatore del CEFA Giovanni Bersani riceve dalla Università di Bologna la laurea Ad Honorem in Scienze e Tecnologie Agrarie per l’impegno e i risultati raggiunti in progetti di sviluppo rurale partendo dalla agricoltura e raggiungendo l’autosufficienza alimentare come condizione per uno sviluppo integrale della persona nella libertà.

Foto n.4. Tanzania: progetto idroelettrico di Matembwe, nella regione di Iringa. La disponibilità di energia elettrica da fonte rinnovabile, ha consentito un notevole miglioramento dell’habitat, favorito lo sviluppo di attività di falegnameria, pompa per l’acquedotto, il funzionamento di un allevamento avicolo con mangimificio, ha migliorato le condizioni igienico-sanitarie della zona ed il reddito delle famiglie. Tutto questo ha fermato il fenomeno di abbandono del villaggio rurale per andare in città. Piena autosufficienza alimentare.

Foto n.5. Giovanni Bersani ed il volontario CEFA Alberto Fait con autorità locali di Merti, villaggio nel nord del Kenya, in zona totalmente arida, in una fase del progetto idrico-agricolo, per consentire forme compatibili di agricoltura a sostegno delle famiglie locali.

Foto n.6. Bambina che attinge acqua dal pozzo azionando la pompa manuale, realizzato da CEFA in zona semiarida. Esempio di tecnologia sostenibile con manutenzione semplice.

Da 50 anni rivolti al futuro


Festival della cooperazione
14 – 15 – 16 ottobre
Bologna

Da cinquant’anni l’associazione umanitaria CEFA semina nei paesi più poveri del pianeta germi di sviluppo per l’autosufficienza alimentare ed una maggiore giustizia trai popoli. La Fondazione che porta il nome del suo fondatore è impegnata a sostenere questi progetti e far sì che i loro risultati durino nel tempo, moltiplicando a macchia d’olio i loro effetti benefici.

Giovanni Bersani disegnatore di innovativi modelli di sviluppo

Non vi è dubbio che la nascita del CEFA, 50 anni fa, fu accompagnata da una forte e profonda spinta motivazionale che apparteneva in modo specifico al suo fondatore e che, condivisa da coloro che fecero il CEFA negli anni successivi, rappresenta la peculiarità e la ricchezza di questa ONG. La spinta ideale e l’attenzione alla concretezza, caratteristiche che spesso non convivono nella stessa personalità in quanto si limitano a vicenda, trovavano in Giovanni Bersani una strana sintonia, nel senso che l’una rafforzava in qualche modo l’altra, disegnando innovativi modelli di sviluppo. Fu centrale nel pensiero e nell’azione di Bersani la sua ispirazione cristiana, declinata nell’idea di un umanesimo integrale, di cui l’enciclica sociale Populorum Progressio, di Paolo VI, indicava in quegli anni le caratteristiche e la necessità. Sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Ogni persona è depositaria di una intrinseca dignità che la rende la migliore risorsa a se stessa e per gli altri, in un progetto che non è solo crescita economica, bensì armonico sviluppo sul piano culturale, politico, etico, nella giustizia sociale e nella organizzazione democratica della società. La solidarietà internazionale diventa così il dovere del CEFA, a cui rispondere in modo efficace e intelligente con progetti di sviluppo rurale integrato che nascano dal basso e che si articolino in una autentica co-operazione: lavorare insieme nel coinvolgimento reciproco e nella corresponsabilità. In tale ottica non vi era posto dunque per interventi di tipo assistenzialistico appiattiti sul semplice dare; i progetti del Cefa videro da subito l’invio di volontari capaci di dialogare con le persone del posto in un cammino di responsabilità e di formazione verso la piena auto sostenibilità delle azioni intraprese. Era edificante vedere la sincera passione con cui Bersani si confrontava con la gente, con le comunità di base, mosso da vera curiosità a conoscere e da singolare rispetto. Guardava avanti con chiara visione delle fasi successive di uno sviluppo che non avrebbe mai raggiunto la sua ultima spiaggia, ma che si coniugava via via con sempre maggiori responsabilità verso una società più giusta, democraticamente organizzata, nella quale non solo non fosse calpestata la dignità di qualcuno, ma nella quale questa fosse sempre più potenziata per una umanità sempre più degna di questo nome.

Francesco Tosi

Introduzione del Presidente Francesco Tosi al Convegno del 18 maggio 2022

Nel solco del pensiero di Giovanni Bersani

Buongiorno a tutti e benvenuti a questo convegno che abbiamo voluto per dare evidenza a un lavoro fatto con lo studio e la ricerca nel solco del pensiero di Giovanni Bersani, come dice bene il bel titolo che abbiamo scelto. Ringrazio davvero tutti coloro che hanno collaborato a diverso titolo; in modo particolare ringrazio gli ospiti e relatori che prenderanno la parola dopo di me. Ringrazio vivamente la Fondazione Carisbo che con prontezza accettò di finanziare il progetto di cui oggi diamo conto, dimostrando in questo modo di comprendere e condividere il valore della eredità del pensiero e dell’opera di Giovanni Bersani, valore che spetta a noi ora di tenere vivo, approfondire e diffondere. Grazie al dott. Ravaglia per l’ospitalità nella sede di Coonfcooperative e in particolare in questa sala intitolata al nostro fondatore.

Mi sia consentito dare un particolare saluto, particolare per l’affetto che esso contiene e per l’importanza dei suoi destinatari. Questa è la prima uscita pubblica della Fondazione Bersani senza la presenza fisica di colui che ne fu presidente per più mandati e che tanto ha fatto per essa: il caro amico ing. Gianpietro Monfardini. È con sincero affetto che saluto la moglie Franca e le figlie, che ringrazio per essere con noi oggi. Grazie per tutto quello che il Vostro caro Gianpiero ha fatto per il CEFA e per la Fondazione Bersani; grazie per la condivisione che Voi avete sempre riservato e con sincera convinzione a questa Sua dedizione che ovviamente sottraeva tempo alla famiglia. Tra l’altro, devo dire che ho provato un momento di commozione quando, nel comunicare alla signora Franca Monfardini la data del convegno invitandola ad essere presente, Lei mi disse che proprio oggi, 18 maggio, ricorre l’anniversario del loro matrimonio. Un motivo in più dunque per essere vicini alla cara famiglia Monfardini.

È così che abbiamo voluto dedicare questo convegno alla memoria di Gianpietro, anche perché il progetto che giunge al suo ultimo step oggi con questa presentazione dei suoi esiti è stato fortemente voluto, ideato e avviato nella sua realizzazione proprio da Monfardini. Nel suo impegno di presidente della Fondazione Bersani, Gianpietro ha sempre avuto chiarissima la ragion d’essere della Fondazione e la sua mission. Egli sapeva che la nostra Fondazione ha lo scopo prioritario di tener vivo e far proseguire concretamente, sottolineo concretamente, il pensiero e l’opera di Giovanni Bersani, soprattutto nel campo della solidarietà internazionale e cooperativistica. Personalmente ho conosciuto Bersani nel lontano 1979, quando contattai il CEFA, fondato da poco, per candidarmi ad un servizio di volontariato internazionale in Africa assieme a mia moglie. Da allora ho sempre collaborato con lui, all’interno del CEFA fino, si può dire, alla sua morte. Tutti quelli che hanno conosciuto Bersani sanno che Egli può essere definito un idealista, tanto era avanzata la visione e l’orizzonte che guidava le sue azioni e i suoi progetti. Tale aspetto, tuttavia, si univa, come sempre nei grandi uomini, ad una urgenza della sua realizzazione, una sorta di concretezza consistente nell’indicare dei modelli pratici e nel fare di tutto per realizzarli. Sono stato testimone di questa sua caratteristica in Africa e negli altri paesi in cui il CEFA opera; allo stesso modo la sua attenzione era rivolta qui in Italia al mondo agricolo, cooperativo e dei giovani. Bersani ha sempre avuto chiarissima l’idea che anche nella cooperazione internazionale allo sviluppo si dovesse partire assolutamente dalla agricoltura e cioè dall’obbiettivo prioritario e assoluto della autosufficienza alimentare, come condizione di possibilità per poter intravvedere la sostenibilità di altre componenti dello sviluppo integrale dell’uomo, come la dimensione sociale, etica, culturale, sanitaria, tecnica e politica. L’agricoltura come elemento primario, che consente peraltro l’applicazione di un altro grande principio delle eredità di Bersani: il mondo rurale consente e richiede dei modelli di cooperazione, di crescita e di organizzazione dal basso, di forme di strutture solidaristiche e di mutualità.

Gianpietro Monfardini, conoscitore di questa impostazione, ha proposto con passione alla Fondazione Carisbo e all’Università questo studio per verificare se concretamente, oggi e qui, ci fosse la possibilità di creare e condurre per dei giovani imprese economicamente sostenibili nel campo agricolo e zootecnico. Particolare interesse infatti deve suscitare ad esempio lo studio che fra poco sentiremo illustrare, dal titolo “Modello di valutazione per la sostenibilità economica di stalla in zona di montagna in filiera Parmigiano Reggiano”.

Tra l’altro, non possiamo non sottolineare che nelle particolari difficoltà del tempo presente, l’importanza assoluta dell’agricoltura è tornata in primo piano, anche con scenari tutt’altro che rassicuranti e ciò che prima era dato irresponsabilmente per scontato ora appare in tutta la sua problematicità, mi riferisco alla autosufficienza alimentare del pianeta.

Grazie dunque a Gianpietro per aver voluto questo progetto, grazie a Confcooperative, all’Università di Bologna e a coloro che lo hanno realizzato. Un ringraziamento speciale al dott. Piero Cavrini, direttore del CICA, che ha assecondato e coadiuvato Monfardini in questo lavoro con passione e competenza.

FrancescoTosi

Presidente Fondazione Giovanni Bersani

Convegno Mercoledì 18 Maggio 2022, ore 17.00

Nel solco del pensiero di Giovanni Bersani. Contributi allo sviluppo in campo agrario

La Fondazione Giovanni Bersani, con il contributo della Fondazione CARISBO, ha prodotto alcuni strumenti di lavoro finalizzati ad orientare e favorire progetti di sviluppo in campo agrario. Nello specifico, il piano ha previsto uno studio sulla cooperazione in agricoltura, che potrà contribuire a colmare il bisogno di formazione cooperativistica a tutti coloro che si avvicinano al mondo del lavoro agricolo; uno studio di fattibilità sulla produzione e commercializzazione di piante officinali, per valutare la diversificazione produttiva in un mercato ancora di nicchia, con ampi spazi di maturazione; lo studio di un modello che definisce la dimensione minima aziendale sostenibile, sul piano economico finanziario, di stalla di bovini in zona montana, inserita nella filiera del Parmigiano Reggiano, uno strumento di lavoro utile per affrontare concretamente il rischio di continuità produttiva della suddetta filiera in zone svantaggiate.
Il Convegno è dedicato alla memoria di Gianpietro Monfardini, che nella sua veste di Presidente della Fondazione Giovanni Bersani, ha ideato e concretamente avviato la realizzazione del presente progetto.

In allegato il programma completo del Convegno

NUOVO LIBRO SU BERSANI

È uscito un nuovo libro, con racconti e aneddoti su Giovanni Bersani. 

Lo si può trovare sabato 7 dicembre in occasione della Messa su Bersani, o presso la sede della Fondazione Bersani in via Lame 118, Bologna, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17. Meglio prenotarne una copia in anticipo allo 051520285, chiedere di Giulia.

SALUTO DEL NUOVO PRESIDENTE: FRANCESCO TOSI

È per me un onore essere chiamato a guidare la Fondazione Giovanni Bersani, a seguito delle dimissioni del suo presidente ing. Gianpietro Monfardini per motivi di salute. Lo ringrazio, anche a nome dell’intero consiglio, per l’impegno profuso con passione in questo servizio e per la piena adesione alle alte idealità di solidarietà internazionale per un autentico sviluppo della persona nei paesi tra i più poveri del mondo.

Nell’accingermi ad assumere questo impegno, ricordo il fondatore Giovanni Bersani nelle circostanze in cui per Sua ispirazione e volontà istituimmo la Fondazione: lo scopo era di dare a tanti la possibilità di rendere continuativo nel tempo e nelle opere il proprio aiuto ai paesi più poveri nella cooperazione ad uno sviluppo sostenibile. Tale missione faceva particolare riferimento al CEFA e ai suoi progetti in Africa e in America Latina per un autosviluppo nella cooperazione internazionale. Alla base di tutto c’era la chiarezza di un’idea, e cioè che la dignità di ogni uomo va difesa e fatta crescere, che “lo sviluppo è una questione di uomini” e che soltanto una cooperazione intelligente che va alle cause del problema può risolvere alla radice la povertà e aprire la strada per la costruzione, insieme, di un mondo migliore per tutti.

La Fondazione ha proprio il compito di garantire nel tempo lo svolgimento di questa missione, con fondi che ogni anno si rigenerano grazie all’apporto di chi ne condivide le finalità.

Francesco Tosi, nuovo Presidente della Fondazione

Le parole di Francesco Tosi, nuovo presidente della Fondazione Giovanni Bersani:

“La Fondazione Giovanni Bersani ha la finalità di essere sostegno economico a

CEFA, di garantire il più possibile la continuità e la sostenibilità nel tempo della

sua mission. Si tratta di un compito non facile, che merita però tutte le energie e

lo sforzo di cui siamo capaci. Nel fondarla, Bersani intendeva assicurare continuità

all’opera di CEFA e ai risultati dei diversi progetti realizzati. Il compito ora è di far sì

che molti conoscano l’operato della nostra ONG e, insieme, la possibilità di sostenerla

anche attraverso appropriate donazioni e lasciti alla Fondazione Bersani”.

E’ arrivato un lascito!

E’ arrivato un lascito testamentario!

Che bella sorpresa: abbiamo ricevuto un lascito importante, che andrà ad incrementare il patrimonio della Fondazione Bersani, a immediato seguito di quello del ns. fondatore.

Ci consentirà di rendere più consistente il ns. contributo annuale ai progetti del CEFA, come ogni anno in pieno sviluppo per migliorare stabilmente le condizioni delle popolazioni più povere ed in particolare dei bambini.

E’ proprio la raccomandazione che attraverso il testamento la signora benefattrice ha rivolto alla nipote: “La tua mamma ha tanto amato i bambini e sono certa che dal cielo sarà felice se una parte dei nostri beni servirà per aiutare i bambini poveri, soli e abbandonati. Lo faccio dopo aver conosciuto i volontari del CEFA che so essere degni di fiducia.”

Carissima, ti siamo grati per questo gesto di grande responsabilità e altruismo. Ti assicuriamo che, come da te desiderato, accompagneremo in Africa i tuoi nipoti perché si rendano conto delle iniziative del CEFA a cui tu intendi in qualche modo dare sostegno.

Vedrai che ne resteranno soddisfatti, perché sono iniziative concrete di cui si possono vedere i risultati positivi, prima di tutto proprio nei confronti dei bambini e della loro formazione.

Voglio concludere con due riflessioni.

  1. Si arriva al lascito attraverso la conoscenza e la testimonianza dei volontari del CEFA (nel ns. caso del volontario che guidò il primo progetto di Matwembe, oggi ancora in pieno sviluppo). Perciò forza, volontari del CEFA che per quasi 50 anni siete stati protagonisti delle sue iniziative: fatevi conoscere nel vostro ambiente e con voi fate conoscere le attività sviluppate, così piene di dedizione, attenzione ai poveri, alto impegno professionale. Incoraggiate chi vuole fare lasciti!
  2. C’è sempre un momento nella vita in cui facciamo il bilancio del dare e dell’avere. Ci accorgiamo allora (non sempre ma in tanti casi) che dalla vita abbiamo ricevuto molto di più di quanto abbiamo meritato. C’è un limite al nostro istintivo trasporto a lasciare tutte le cose ai figli e nipoti, come se fosse la nostra eredità a rendere felice e tutelata la loro vita. Il limite è proprio quello che esprime la nostra cara Edvige con le semplici parole riportate. Tutti saranno felici se una parte dei beni servirà per aiutare i bambini poveri.

Mi torna in mente una indicazione pratica ma convincente ed equilibrata, di uno scrittore cattolico a me caro che concludeva: “facciamo conto che alla nostra tavola manchi sempre un ospite, il povero. Riserviamo a lui la stessa parte che stiamo dando agli altri, come se fosse un figlio in più. Avremo solo fatto il nostro dovere.

Relazione di Gianpietro Monfardini

Casa Saraceni – Memoria di Bersani 19 dic. 2018

La cultura è sviluppo: da Bersani un pensiero per l’attualità

Ci siamo a lungo consultati sul titolo del ns. incontro, volendo esprimere in modo adeguato la poliedrica personalità di Bersani ed il nucleo essenziale del suo pensiero. Perché Bersani era uomo di grande e vasta cultura, che affondava le radici nel mondo agricolo e benestante in cui erano cresciuti i genitori, di forte tradizione cattolica, che avviarono i sette figli da un lato alla formazione religiosa in un momento di grande risveglio organizzativo e associativo della chiesa cattolica dall’altro agli studi superiori universitari.

Una famiglia che trovò in Bersani una figura di eccezionale rilievo.

In lui la curiosità culturale era sempre abbinata alla progettualità fattiva. Amava dire che un Politico non dovrebbe mai porre un problema senza indicarne la soluzione.

Una cultura che metteva al centro l’uomo, sia in forza di una fede fortemente sentita come fonte ispiratrice del bene, sia per una innata attitudine a vedere nell’altro un soggetto di diritti e di una dignità da difendere. Le due cose, fede ed umanesimo, hanno sempre costituito un unicum nella personalità di Bersani. Come ebbe a dire proprio nel celebre discorso dell’Archiginnasio d’oro, “La fede religiosa, che ci sorregge e illumina dall’alto e aiuta a leggere l’intimo senso della vita e quello ultimo della storia. E poi Il suo essenziale riverbero sulle scelte laiche da essa ispirate: la libertà vera ad ogni costo, l’amore per la verità e la conoscenza, la democrazia, il rapporto appassionato con i problemi e le speranze popolari, il servizio disinteressato a chi più ne ha bisogno”.

Un vero Umanesimo, ancorato ad una roccia indistruttibile.

UOMO DI PENSIERO (come ogni uomo di cultura) ma insieme ed imprescindibilmente un UOMO del FARE (come ogni uomo di carità).

Tutta la sua vita è permeata da questa ricerca di ciò che si può fare per ridare dignità a chi ne è stato privato o dalla sorte o dalla spietatezza degli uomini.

Ma fare cosa? Qui c’è un altro aspetto molto importante della personalità di Bersani: il bene occorre farlo BENE come lui ripeteva sempre.

Nelle sue visioni a largo raggio ed a lungo termine, l’azione di Bersani, è stata sempre ispirata non tanto al principio del soccorso ma a quello di un riscatto permanente dalle situazioni di degrado e povertà .

In questa ottica va visto l’impegno politico e sociale del primo dopoguerra (fu eletto nel Parlamento italiano nel 1948) nel mondo del lavoro, del sindacato, della cooperazione, della finanza e poi, negli anni 70’, con Bersani al Parlamento europeo, con lo sviluppo della politica di Cooperazione Internazionale che doveva portare sostegno duraturo ai paesi già oggetto di colonizzazione che in quegli anni venivano abbandonati dagli stati europei in condizioni di complessivo degrado politico ed economico.

Esemplare fu l’azione di Bersani subito dopo la guerra negli anni in cui si affacciava alla politica e c’erano da scegliere modelli organizzativi e sociali nuovi. Con i suoi amici aveva concluso che l’esperienza cooperativa fosse nell’immediato dopoguerra e nella nostra specifica realtà, un fattore essenziale per la promozione di una nuova società creativa e solidale.

La cooperazione venne individuato come un obiettivo strategico e siccome si partiva dal nulla cercarono nelle nazioni europee modelli credibili e coerenti con le loro convinzioni democratiche ed umanistiche.

Si sforzarono di conoscere in modo approfondito le esperienze cooperative dei grandi paesi occidentali (Inghilterra, Olanda, Svezia, Danimarca, Francia) e cercarono di sperimentare quelle che ritenevano utili per la nostra realtà. Nacque un movimento che ha investito gradualmente in mezzo secolo la regione E.R., il Paese ed in seguito la Comunità Europea facendo di Bologna uno dei centri maggiori della esperienza cooperativa a livello internazionale.

Bersani si spese personalmente negli anni 50’ per la costituzione nei comuni della bassa bolognese di cooperative di braccianti in fuga per l’abbandono delle terre a seguito della Riforma Agraria. Ricordo l’amico Stupazzoni quando mi raccontava delle lunghe serate in cui Bersani il venerdì di rientro da Roma convocava i braccianti nelle campagne per convincerli che unico modo per togliersi dalla loro drammatica condizione di senza terra e senza lavoro e ridare dignità alla loro vita era la costituzione di cooperative di conduzione agricola, di cui fossero direttamente soci e responsabili. Furono incontri difficili, dove le perplessità di una esperienza così nuova si aggiungevano alle ostilità di un ambiente circostante ferocemente contrario per motivi ideologici. Ma alla fine Bersani riuscì nell’intento e nacquero le cooperative bianche poi sviluppatesi ed affermatesi nel mondo agricolo. Fu a seguito di quella esperienza che B. si rese conto di quanto diventasse profonda col tempo la identificazione di chi lavorava la terra con il proprio lavoro, affidando ad essa le proprie speranze fino a considerarla come qualcosa di intimamente legato al futuro suo e della sua famiglia. Nacque così in Bersani l’idea di una legge, allora abbastanza scandalosa agli occhi degli avversari politici, che raccoglieva questa aspirazione a possedere almeno in parte la proprietà della terra lavorata e così tra mille contrasti politici in parlamento convinse De Gasperi a far approvare la legge sulla proprietà contadina dove il riscatto della terra era agevolato dallo Stato. Nell’atmosfera grandemente intimidatrice delle campagne bolognesi si ebbero attacchi ai sostenitori della legge in uno dei quali venne barbaramente ucciso Giuseppe Fanin, braccio destro ed amico profondo di Bersani.

In realtà le cose migliorarono e la legge ebbe gradualmente positivo accoglimento anche nel campo avverso.

Migliorate le cose nel 1970 Bersani si rivolse all’avventura Europea.

Egli traeva dalla propria cultura umanista e dall’orizzonte a tutto campo del suo pensiero le idee e le risorse per una strategia di sviluppo dei paesi poveri. Non c’erano muri né frontiere nella visione di Bersani. “Il Mondo è il mio villaggio”(1972) è il titolo di un suo libro quando, ultimata la emergenza del recupero dei braccianti agricoli nelle terre bolognesi, fece la scelta di avviare un analogo percorso con le popolazioni povere dell’Africa.

Illuminante è la strategia che Bersani adottò con l’Europa. Aprendo attraverso apposite leggi prima nel Parlamento italiano e poi in quello europeo la stagione della Cooperazione Internazionale allo sviluppo riuscì a costruire un rapporto permanente con i Paesi Poveri, in particolare quelli ex coloniali dell’Africa, attraverso l’ACP, associazione dei parlamentari dell’Africa, Caraibi e Pacifico che integrata da alcune decine di parlamentari europei ogni tre anni presentava una pianificazione concordata di aiuti, cui l’Europa dava regolarmente seguito, con la Conferenza di Lomè (Togo) di cui Bersani ebbe per 12 anni la Presidenza.

Anche qui un guardare lontano ed uniti per fare passi avanti duraturi e sotto controllo.

Fu proprio per dare seguito a questi programmi che Bersani diede vita nel 1972 al CEFA che tuttora opera nei paesi poveri per attuare programmi del cosiddetto auto-sviluppo, in grado cioè di arrivare a condizioni di vita dignitose e stabili con una autonoma condotta di gestione tecnica ed economica.

Sono passati 50 anni, molte realtà sono sotto i ns. occhi per una valutazione positiva dei progetti di auto-sviluppo. Tra i tanti si deve citare quello che ha vinto il primo premio alla EXPO 2015 di Milano, su 800 concorrenti da tutto il mondo, con la grande Centrale del Latte realizzata e tuttora attiva a Njombe, in Tanzania, in un territorio agricolo arretrato e in condizioni sociali di estrema povertà con intervento del CEFA ed il supporto e l’assistenza tecnica della cooperativa bolognese Granarolo.

Questa grande realizzazione ci dimostra come l’autosviluppo di Bersani non è una utopia. Ci sono molte situazioni di povertà che hanno bisogno di un solido investimento iniziale a fondo perduto per dare vita ad una attività autogestita ed economicamente autosufficiente con carattere di stabilità. Può costituire valido e conclamato esempio per interventi su vasta scala, previa esatta pianificazione delle varie fasi e delle tempistiche che portano alla indipendenza economica di un progetto.

Il CEFA, sulla base dell’esperienza di auto-sviluppo fatta a Njombe, sta già:

  • insegnando a 250 famiglie contadine in Mozambico a diventare allevatori di vacche da latte.

  • In Kenya sta insegnando a diventare apicoltori almeno 200 famiglie contadine

  • In Tanzania sta introducendo la “cultura” del sottovuoto … per conservare il mais raccolto sottovuoto eliminando l’uso di pesticidi.

COSA FARE PER GLI IMMIGRATI?

C’è da chiedersi, a fronte della crescente ostilità incontrata dagli immigrati nel ns. paese e della drammatica condizione che vivono quelle popolazioni africane già oggetto di amorevole attenzione da parte di Bersani, cosa possiamo fare in concreto per ospitare con dignità e positività più di mezzo milione di immigrati che si trovano in Italia letteralmente allo sbando.

Attorno a noi l’ambiente non è certo favorevole: schiacciati dalla paura, settori sempre più vasti della popolazione stanno chiudendosi in atteggiamenti ostili anche per la totale indifferenza per non dire ostilità della Comunità Europea al problema degli sbarchi in Italia.

Si sta assistendo tuttavia ad un aumento significativo di buoni esempi concreti di accoglienza, nelle persone ed ambienti ancora sensibili che hanno a cuore la Solidarietà ed il rispetto della Persona di qualunque razza e religione essa sia.

La Caritas locale (nelle parrocchie) e nazionale (nelle sue strutture) è fortemente impegnata nell’accoglienza dietro la spinta di Papa Francesco e di molti vescovi. Così anche molte associazioni laiche e cattoliche, come le Comunità di S.Egidio.

C’è anche il sostegno delle associazioni create e fatte sviluppare da Bersani nel mondo sociale e in particolare in quello cooperativo,c’è il pensiero economico promosso da coloro che hanno a cuore lo sviluppo integrale di ogni uomo, ci siamo infine tutti noi che stiamo male quando vediamo un fratello sofferente avviato senza speranza alla emarginazione.

Uniamo le forze e guardiamo lontano con fiducia come faceva Bersani. C’è una certa analogia tra le masse di diseredati nelle campagne bolognesi nel dopoguerra e le masse di immigrati nelle nostre città. Pensiamo anche per loro ad una possibile integrazione attraverso il lavoro, che tenga conto delle mutate condizioni politiche e sociali, sperimentiamo anche noi qualche cosa di innovativo pur di muoverci da questo terribile ristagno in cui lo stesso principio di umanità sembra che stia morendo.

Bersani ci sia di esempio e di ispirazione.

Gianpietro Monfardini